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L’immigrazione rappresenta oggi una grande sfida non solo per il nostro Paese, ma anche per la nostra provincia che conosce l’accelerarsi dei processi migratori. Girando nelle strade delle nostre città, negli autobus, nelle piazze, nei supermercati, ai mercati, andando nelle nostre fabbriche, chiunque può notare quanto negli ultimi anni la Provincia di Pesaro e Urbino stia cambiando fisionomia. Le nostre imprese e le famiglie con disagi socio-assistenziali hanno voluto e vogliono braccia ma stanno arrivando uomini, con essi le loro culture. Per non rendere l’immigrazione un problema nella nostra Provincia, dobbiamo iniziare a immaginare politiche, azioni, percorsi, in grado di aiutarci a favorire la vera integrazione socioculturale degli immigrati. E’ tuttavia importante sottolineare che il concetto d’integrazione che usa il PD va dissociato da un modello assimilativo. Non è nemmeno una forma d’integrazione fondata sulla divisione, la separazione, ma piuttosto di un percorso che parte dai valori di fondo che sono comuni ai valori condivisi e da condividere reciprocamente. Si tratta quindi non di un’integrazione solo strumentale ma capace di proporre un modello di società fondata sull’interazione socioculturale, lo scambio continuo di buone prassi per un arricchimento reciproco e il rispetto delle istituzioni. Tutto ciò è possibile se coloro che ospitiamo nella nostra terra (diventato anche la loro in quanto nuovi cittadini) vengono riconosciuti socialmente e invitati al tavolo della concertazione e della progettazione dello sviluppo locale. Il Forum Integrazione vuole essere una occasione per individuare insieme, priorità e iniziative da fare per i prossimi cinque anni nei nostri comuni per promuovere il dialogo interculturale ed agevolare l’integrazione di coloro che hanno scelto di vivere nella Provincia di Pesaro. Il Forum Integrazione è anche l’occasione per ragionare su come sensibilizzare gli immigrati sui loro doveri e i loro diritti nel rispetto dell’identità territoriale. Il Forum Integrazione, si fonda sul consenso libero delle persone (cittadini italiani, immigrati stranieri e non stranieri) che accettano di confrontarsi attraverso la piattaforma virtuale per pensare agli strumenti, azioni, progetti da mettere in campo per agevolare il dialogo interculturale tra migranti e autoctoni. Esoh Elamé Regole del Forum Integrazione socioculturale Il Forum Integrazione per essere funzionale, interattivo e produttivo, si è dato delle regole che invita tutti a rispettare perché non c’è integrazione senza rispetto delle regole. Regola 1 Il forum è un luogo di co-progettazione, e non di protesta. Coloro che intervengono devono quindi portare idee innovative, porre le loro considerazioni senza tuttavia cadere nella delegittimazione delle persone e delle istituzioni. Il forum è quindi aperto a qualunque idea e opinione espressa però con educazione, nel rispetto delle idee altrui e delle leggi vigenti. Regola 2 Il Forum Integrazione chiede a chi vuole contribuire di scrivere testi utili che aiuteranno a costruire un programma politico sul tema dell’integrazione socioculturale. Non è importante il numero delle proposte o di interventi, ma la qualità delle idee propositive. Chiediamo se possibile, di inviarci proposte che siano pensate in un approccio socio-costruttivista e postcoloniale. Regola 3 Il Forum avrà ogni 15 giorni un tema di riflessione che servirà per stimolare la discussione, lo scambio d’idee durante il dibattito virtuale. Chiediamo a ogni aderente al forum di rispettare la suddivisione per argomenti del forum per garantire una continuità e consentire la fluidità nella discussione. Quindi prima di inviare un nuovo messaggio, scegliere accuratamente la sezione più adatta e controllare che l'argomento non sia già stato trattato. Nel caso in cui il messaggio è stato già trattato, si può tuttavia proporre la propria idea e opinione. L’importante è il rispetto della sezione. E' vietato postare lo stesso messaggio in più sezioni. Regola 4 Per garantire e facilitare la visibilità del vostro messaggio, vi consigliamo di dargli un titolo che non sia generico ma significativo e se possibile chiaro nel suo obiettivo operativo. Regola 5 Evitare di uscire dal tema delle discussioni.Il coordinatore del Forum Integrazione Timing e argomenti del Forum Integrazione socioculturale I temi proposti sono stati scelti per evitare di affrontare qualsiasi argomento e non essere in grado durante un mandato politico di rispondere a tutte le esigenze dell’immigrato. Inoltre abbiamo scelto la strada di affrontare argomenti che abbiano a che fare con l’integrazione socioculturale attraverso un dialogo interculturale con le comunità italiane. E’ per questo motivo che non appaiono per esempio i temi come la casa e il lavoro. Data Tema del dibattito virtuale 15 settembre – 30 settembre 2008 Quale politica territoriale sulla mediazione interculturale? 1 ottobre – 15 ottobre 2008 Quali strumenti, progetti, azioni da attuare a livello locale per consentire agli immigrati residenti nella nostra Provincia di conoscere i loro Diritti ma ANCHE i loro doveri? 15 ottobre -30 ottobre 2008 Quali strumenti, progetti e azioni da attuare per favorire la partecipazione degli immigrati nei processi decisionali locali? 1 novembre – 15 novembre 2008 Quali strumenti, progetti, azioni da attuare a livello locale per favorire il dialogo interculturale tra gli stessi immigrati e gli italiani e le comunità immigrate? 15 novembre – 30 novembre 2008 L’integrazione scolastica dei bambini immigrati e le disfunzioni comunicative nella relazione Scuola e famiglie migranti 1 dicembre – 15 dicembre 2008 Quali strumenti per l’integrazione culturale delle donne immigrate, e dei giovani immigrati di prima e seconda generazione? Resoconto primo incontro Si è svolto il 24 luglio 2008 alle ore 21 nella Piazza dei quartieri a Montecchio (Sant’Angelo in Lizzola), il primo Incontro del Forum Integrazione socioculturale sul tema “Immigrazione, Identità territoriale e Integrazione” Dopo un breve intervento introduttivo di Guido Formica (sindaco di Sant’Angelo in Lizzola), e di Pensalfini (segretario di sessione), ha la parola Esoh Elamé, coordinatore del Forum, il quale si sofferma per presentare il Forum Integrazione del PD, e il tema del primo incontro del Forum “Immigrazione, Identità territoriale e Integrazione”. Elamé ha poi presentato le ospiti, tutte donne: Gospodinova Galia, Bulgaria, avvocata, Mounya Allali, Marocco, Consigliera Consulta Pari Opportunità, Klarita Gajtani, Albania, Mediatrice interculturale ed esperta di politiche d’integrazione, Martina Obeten, Nigeria, lavoratrice, Rujoiu Rodica Michela, Romania, imprenditrice, consigliera comunale aggiunta. Ogni relatrice ha presentato lo stato della situazione, i problemi di integrazione incontrati dagli immigrati, le diffidenze anche degli immigrati nei confronti degli italiani, le difficoltà di comunicazione con la pubblica amministrazione, la necessità di sviluppare la massima sinergia fra i soggetti che si occupano dell’immigrazione sul territorio provinciale, e di mettere a sistema le migliori pratiche esistenti sul territorio nel campo dell’integrazione. Significativi sono stati anche gli interventi del pubblico in particolare quella della signora Asmaa sul tema del rispetto delle regole da parte degli immigrati. Tenendo conto che molti comuni del territorio stanno diventando aree a forte flusso migratorio, dalle relatrici e dal pubblico, è stato detto più volte che è importante operare con il sostegno dei mediatori interculturali e che il loro numero allo stato attuale è insufficiente per rispondere alle reali esigenze del territorio. E’ anche emersa l’importanza di dotarsi di una struttura di coordinamento delle attività di integrazione coinvolgendo di più gli immigrati. In conclusione, dobbiamo ragionare sul tipo di modello di integrazione che vogliamo proporre per i prossimi anni. Elamé sottolinea che il nostro modello non può essere nell'assimilazione adottata in Francia, alla multiculturalità piena dell'Olanda, a forme a volte segreganti vigenti in Germania. Dobbiamo puntare su un modello di integrazione interculturale e perciò non basta più soffermasi sui diritti ma bisogna anche parlare e sempre più dei doveri. Perciò una carta dei diritti e doveri dell’immigrato sarebbe necessaria. In accordo con i partecipanti, Elamé ha anche proposto che sia utile procedere alla raccolta e catalogazione delle buone pratiche sul tema dell’integrazione nel nostro territorio al fine di istituire una banca dati provinciale che aiuti gli enti locali, le scuole, le associazioni e le imprese a far tesoro delle esperienze precedenti. D'intesa con i partecipanti, si è deciso di proseguire la discussione e il dibattito nella piattaforma virtuale del PD affrontando temi precisi in grado di favorire il dialogo interculturale tra gli italiani e gli immigrati (stranieri o non stranieri) e tra gli stessi immigrati. Il segretario provinciale Matteo Ricci ha concluso l’incontro invitando il partito ad affrontare il problema dell’immigrazione in termini di apertura, di confronto, di reciproco riconoscimento sociale per mantenere il nostro ideale di “orgogliosi di vivere qui”. Il segretario ritiene peraltro che un'efficace integrazione possa avvenire solo attraverso un incontro forte fra identità diverse, come testimoniato del resto dagli interventi che fanno onore di avere sul nostro territorio un potenziale così importante di donne immigrate professionalmente preparate. Un complimento agli organizzatori e un ringraziamento ai partecipanti. La comunità araba di Montecchio ci ha offerto un tè arabo con dolci tipici. E’ stata l’occasione per gli scambi di recapiti, l’approfondimento personalizzato di alcuni temi. E’ iniziato così il dibattito informale di circa un’ora tra alcuni partecipanti. Siamo rimasti contenti e convinti che l'integrazione è divenuta ormai una questione strutturale, per la quale risulta indispensabile un approccio culturale nuovo da parte di tutti. Testo di riflessione Quale politica territoriale sulla mediazione interculturale? Il concetto di mediazione interculturale, copre le attività che tendono a stabilire legami tra individui o gruppi di culture diverse. E’ una pratica costruttiva che favorisce relazioni basate sulla conoscenza reciproca, sulla disponibilità all'incontro e al confronto dialettico nel rispetto delle diversità. Questa pratica del dialogo fra culture è alla base di un'efficace azione che mira a promuovere l’integrazione. Con il termine interculturale, parliamo d'interazione tra sistemi simbolici e identitari diversi. Oltre all'emigrazione, alla quale è spontaneamente legata, questa nozione è estendibile nei confronti della salute, dell’ambiente, delle differenze fra classi sociali. Il mediatore facilita il processo di ricerca di uno spazio comune. Si impegna nel suo lavoro con lo scopo di evitare la violenza simbolica dove uno impone le sue norme e valori all'altra. Nella sua qualità di terzo, di facilitatore, il mediatore interculturale richiede conoscenze linguistiche, quadri di riferimento culturale delle parti, delle norme di deontologia (neutralità e dovere di riservatezza), una buona conoscenza della realtà dove opera con una pertinente metodologia d'intervento. La sua presenza in ambito dei servizi di pubblica utilità, quali uffici, scuola, servizi sociali e sanitari è oggi utile per rendere possibile una relazione di comunicazione sufficientemente efficace tra l’immigrato e la pubblica amministrazione. La nostra provincia in questo campo è rimasta indietro. Ufficialmente, si potrebbe dire che la prima azione pubblica sul tema fu realizzata nel 2001 dal comune di Pesaro “Area Servizi alla Persona e alla Famiglia”, nell’ambito del progetto SOCRATES, Comenius, azione 3.1 intitolato “INTEGRA – Concepimento e Sperimentazione di un modello di accoglienza degli alunni immigrati nelle scuole pesaresi”, di cui il coordinatore scientifico era il sottoscritto. Il progetto si poneva come obiettivo specifico ideare e sperimentare a Pesaro, un modello interattivo e dinamico di accoglienza umana, logistica e amministrativa degli alunni immigrati a scuola e nella città. Nell’ambito di questo progetto, fu avviato un bando per realizzare una graduatoria da cui attingere per il conferimento di incarichi di mediatore linguistico. Il ruolo professionale richiesto si configura come “mediatore linguistico nelle scuole per la prima accoglienza degli alunni immigrati” che assicuri, in collaborazione con i docenti, i servizi di traduttore o di interprete tra la scuola, l’alunno immigrato e la sua famiglia, qualora in quest'ultima non ci siano persone che sappiano esprimersi bene in italiano. E’ cosi che nacque ufficialmente il primo elenco dei mediatori intercultuali a Pesaro. Poi ci fu l’esperienza della Provincia di Pesaro con la riforma dei servizi per l'impiego. Il passaggio dal vecchio collocamento, inteso come semplice adempimento burocratico, ad una serie di servizi e politiche attive per il lavoro che pongono al centro l'utente e le sue necessità di formazione, orientamento e occupazione, ha indotto la Provincia di Pesaro e Urbino a realizzare una rete di servizi denominata JOB, avente come fulcro i tre Centri per l’Impiego di Pesaro, Fano ed Urbino e diramata sull’intero territorio attraverso sette Punti InformaLavoro dislocati nelle aree interne, operanti in collaborazione con Comuni e Comunità montane. Furono allora inserite in questo processo innovativo due immigrati specializzati con lo scopo di declinare in chiave intercultuale tutti i servizi offerti dal Job (Accoglienza e informazione, Consulenza orientativa, Incontro domanda/offerta di lavoro, Attività di formazione professionale, Sostegno all'inserimento lavorativo,ecc). Nel 2001, ci fu l’inserimento di due mediatori interculturali nel Comune di Pesaro, con funzioni però limitate all’ufficio immigrazione. Dal 2005, i due mediatori sono diventati mediatori culturali d’ambito per cittadini stranieri per i 9 comuni dell’ambito territoriale n°1. Il loro compito è quello di intervenire per agevolare, in tutti i 9 Comuni dell’Ambito, la condizione del cittadino straniero nel processo di integrazione sociale e culturale nel territorio, attraverso attività di informazione, traduzione, consulenza, orientamento, progetti di integrazione sociale personalizzati, collaborazione con le associazioni di cittadini stranieri, assistenza per le pratiche amministrative/burocratiche, raccolta e banca dati. E’ importante ricordare l’iniziativa di Provincia e Prefettura che ha visto l’inserimento in prefettura nel 2005, di due figure professionali delle quali una immigrata, in un call center per dare informazioni agli immigrati su pratiche amministrative attinenti la questura e gli adempimenti amministrativi connessi. E’ anche da segnalare la presenza di un mediatore linguistico presso il dipartimento Onco-ematologico dell’ospedale San Salvatore di Pesaro l’avvio nel 2007, di un call center regionale sull’immigrazione con sede a Pesaro, che impieghi due mediatrici interculturali. Nel 2003, con una convenzione tra Comune di Fano e Centro Regionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza delle Marche, è nato il C.RE.M.I (Centro di Ricerca e di Mediazione Interculturale), con il compito di promuovere il monitoraggio, l’informazione e la documentazione sull’integrazione sociale e scolastica degli alunni stranieri nei vari ordini di scuola. Svolge particolarmente una attività di animazione interculturale e di mediazione linguistica in direzione della scuola. Altre iniziative sono state fatte in particolare nel campo formativo in direzione dei dipendenti pubblici (si veda il progetto europeo INTI dell’Unione dei comuni del Pian del Bruscolo) e degli immigrati (progetto Equal dell’ISFO). E’ anche apprezzabile l’attività di mediazione svolta dalla Caritas di Pesaro con la presenza di una mediatrice interculturale. Nonostante l’inizio del radicamento della mediazione nella nostra provincia, l’evolversi della questione migratoria ci invita a fare di più. Ragionare per capire come rendere la mediazione interculturale uno strumento di integrazione nella nostra provincia è fondamentale.Spunti di riflessione: Per aiutare la riflessione e orientare il vostro intervento nel versante costruttivista, mi limiterò a porre due quesiti e fare tre proposte.Interrogativi- Come istituzionalizzare la mediazione interculturale nella nostra Provincia? A tale proposito, ci sono già esempi di buone prassi a livello nazionale da seguire. Possiamo parlare qui dell’esempio della Provincia di Grosseto che con delibera, ha istituito il primo registro pubblico dei mediatori interculturali del territorio provinciale. Si tratta qui di un riconoscimento del mediatore interculturale come una figura professionale, un consulente in grado di elaborare specifici percorsi per favorire l'integrazione dei cittadini stranieri nei diversi settori; una sorta di ponte tra l'immigrato e gli uffici pubblici e privati del territorio, per facilitare l'incontro tra culture, a livello umano e sociale, tecnico e amministrativo. Anche a Roma, è nato un albo dei mediatori e la Regione Lazio ha riconosciuto il profilo professionale del mediatore interculturale. Non c’è dubbio che un albo provinciale dei mediatori conduce a regolamentare la professione, dando alla pubblica amministrazione, alle imprese, alle associazioni e famiglie la possibilità di attingere a delle professionalità certificate. E’ anche il modo migliore per valorizzare ulteriormente questa figura, destinata a svolgere un ruolo di primo piano anche nella nostra realtà locale, per risolvere e prevenire, in sinergia con le Istituzioni, i principali problemi legati al fenomeno migratorio, ma anche per promuovere iniziative di integrazione, garantire ai cittadini stranieri pari opportunità e contribuire alla costruzione di una società inclusiva.A maggio, è nato un Coordinamento nazionale del Sindacato dei Mediatori interculturali che si pone come scopo di lanciare una piattaforma volta a ottenere il riconoscimento a pieno titolo della figura del mediatore interculturale. Si prevede anche l'organizzazione di una Consulta nazionale e una banca dati dei mediatori, che coinvolgano gli interessati a livello nazionale. La nostra Provincia dovrebbe fare tesoro delle esperienze già maturate a livello nazionale e anche europeo per costruire il suo progetto di integrazione con l’aiuto dei mediatori interculturali.- Come garantire una formazione adeguata dei mediatori interculturali nella nostra realtà provinciale? Negli ultimi anni, si sono avuti molti corsi per diventare mediatori interculturali. I corsi fatti finora non fanno distinzione tra i diversi settori di impiego oppure quando lo fanno, sono solo dei cenni che non consentono un'adeguata preparazione. La questione della formazione si pone meglio dell’omogeneità dei percorsi formativi. Esiste quindi il problema non solo di avere dei mediatori ma anche di potere dare a loro una formazione adeguata alle esigenze del loro mestiere.Proposte operative Proposta 1: Passare da una visione stereotipata della mediazione interculturale confinata allo straniero a una visione inclusiva della mediazione interculturale rivolta a tutti i cittadini. Contrariamente a ciò che si pensa, ci sono sempre più cittadini italiani che si rivolgono ai mediatori interculturali per migliorare i loro rapporti con gli immigrati, per i rapporti lavorativi e anche famigliari. I mediatori interculturali non sono solo al servizio dell’immigrato, ma anche dell’italiano desideroso di saperne di più. Gli elementi che maggiormente caratterizzano i mediatori culturali come la competenza comunicativa, l’empatia, l’ascolto attivo e la conoscenza sia del Paese di accoglienza, sia del Paese di provenienza (cultura, leggi, tradizioni, ecc.), sono altrettanto utili per rispondere sia ai bisogni dell’immigrato sia dell’italiano. Esiste anche nel nostro territorio, una visione della mediazione interculturale racchiusa nel settore dei servizi socio assistenziali e educativi. Dobbiamo invece dare a questa figura professionale, ampie e differenti articolazioni per operare sul territorio, facilitare l'accesso degli immigrati ai servizi esistenti, facilitare il dialogo tra gli italiani e l’immigrato e tra gli stessi immigrati. La loro presenza nelle strutture sanitarie, scolastiche, culturali, negli enti pubblici e imprese del territorio è importante e strategica per costruire l’integrazione. Le persone che operano in questo settore nel nostro territorio sono limitate. Implementare il numero di mediatori interculturali e sociali per rispondere a tutte le criticità che pone l’immigrazione è una via maestra per affrontare anche il tema della sicurezza.Proposta 2: Realizzare un albo provinciale dei mediatori interculturali e concordare con le istituzioni universitarie un corso di qualificazione in grado di dare competenze metodologico - operative per svolgere il lavoro di mediazione interculturale nella realtà provinciale. Proposta 3: Disporre di un servizio territoriale ad hoc per la mediazione interculturale e sociale rivolto agli enti pubblici e ai privati in grado di garantire una consulenza sul piano orientativo-informativo (accoglienza, orientamento, informazione), linguistico (traduzione, interpretariato, facilitazione linguistica), socio-relazionale (prevenzione e gestione dei malintesi e dei conflitti interculturali tra immigrati e tra immigrati e italiani) e culturale (informazione sui contesti culturali di origine, eventi culturali, ecc). Un tale servizio avrà il compito di curare anche l’immagine dell’immigrato, di anticipare i problemi e di servire da osservatorio sui fenomeni migratori e sulle discriminazioni. Può anche essere il servizio che a livello operativo, attraverso un input politico, accompagna la realizzazione dei progetti del piano di integrazione sul territorio coinvolgendo le comunità immigrate. Esoh Elamé
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